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AVEZZANO
Avezzano è il comune più grande della Marsica con i suoi 38.858 abitanti. Il suo territorio si estende per circa 104 Kmq nel mezzo della piana del Fucino e tocca un altitudine di circa 700 m..Fanno parte del comune altre sette frazioni:Antrosano sul declivio di base del colle albense; Case Incile sull’imbocco fucense dell’Emissario romano del Fucino;Castelnuovo situato sotto i piedi del versante Nord del monte Uomo; Cese che si estende sotto le pendici del monte della Pietraquaria;Paterno sul versante fucense di Monte Uomo e vecchio feudo medievale; San Giuseppe di Caruscino sul versante fucense nel luogo dove era una delle stanghe da pesca del Fucino nel Medioevo; S. Pelino sul versante fucense di Monte Uomo.
L'etimologia del nome di Avezzano, come del resto per molti paesi della Marsica, è stata oggetto di dibattiti, congetture e rivisitazioni.
L'ipotesi che ha riscontrato maggior successo nei periodi passati è quella del Febonio, che annoverava l'esistenza di un tempio , dedicato a Giano, sulle rive nord del lago Fucino.Dal saluto della divinità Ave Iane sarebbe derivato Aveanum e successivamente “Avezzano”, questa supposizione è oggi superata.Altre congetture che si affiancarono alla prima asserivano che il nome sarebbe derivato da Ad Vettianum, quindi da un possibile fondo agricolo dei Vettii o da Avellanus, dal vicino Monte Velino.
Oggi l' ipotesi ritenuta veritiera è quella del Letta. Dalle acute osservazioni dello scrittore infatti si deduce che nella zona a nord del lago era ubicata una grande proprietà agricola con relativa villa romana appartenuta ad una delle famiglie più in vista nel municipio albense la gens Avidia.
Le più antiche testimonianze della presenza umana nel territorio avezzanese, risalgono al Paleolitico con il ritrovamento di strumenti di selce nei viali di Villa Torlonia e nella località “Le Mole” di Avezzano. Ritrovamenti, datati fra i 130.000-75.000 anni fa, che testimoniano il passaggio nell’area di gruppi di cacciatori nomadi provenienti dalle coste laziali ed adriatiche.
Durante il periodo storico delle popolazioni italiche, la zona di Avezzano resta sempre un'ampia via di comunicazione e più volte linea di confine tra popoli come gli equi ed i marsi.Con la conquista dei romani la storia di Avezzano e del tutto connessa a quella dell'imponente e vicina Alba Fucens.
Gli episodi che però toccano più nello specifico Avezzano si possono rintracciare sotto la dominazione dei Nerone.Nel 41 d. C., infatti, l'imperatore Claudio concepì l'idea di prosciugare il lago Fucino.I lavori durarono circa 11 anni, durante i quali furono importati 30.000 schiavi che formarono così numerosi villaggi intorno al lago, mentre fu eretto verso nord un tempietto dedicato a Giano.Dopo il prosciugamento nel 52 d.C. il comprensorio di Avezzano era stato trasformato in un grande latifondo appartenente ad importanti famiglie di Alba Fucens.Così come si concluse con l'abbandono delle città più importanti dell'epoca quali Alba,Anxa e Marruvio così si spogliarono anche gli abitati limitrofi e addirittura, per via delle poche manutenzioni e delle calamità naturali, il lago Fucino tornò ad esistere.Siamo nel periodo delle invasioni barbariche ed intorno al lago sfrecciano numerose popolazioni tra cui Ostrogoti, Longobardi, Saraceni..etc, sino alla riconquista dei Franchi; ma Avezzano è in quest'epoca soltanto un piccolo villaggio di pescatori.Anche il periodo medioevale è caratterizzato dalla stretta dipendenza di Avezzano,riportato nei libri solo per nominare la villa Avezzani e per l'incastellamento sulla Pietraquaria, alle contee di Albe e Celano.
Tale situazione si mantiene invariata per molti secoli, anche se, naturalmente, tralasciamo tutti cambiamenti dovuti alla costruzione di nuove strutture private ed ecclesiastiche.Le condizione sono tanto statiche che nel nel 1843-44 il viaggiatore Edward Lear nel suo diario di viaggio afferma
"Benché Capo di Distretto, Avezzano non è un centro dall'aspetto promettente; vi sono alcuni bei palazzi e conventi, ma l'effetto generale delle sue strade è mediocre e privo di interesse. Essa non discende - io credo - da alcuna antica città [...]". Le uniche considerazioni positive il Lear le esprime di fronte al fervore del raccolto del grano, i cui "fasci erano portati sul terreno comunale di fronte alla porta di Avezzano, il cui bel castello, costruito dai Colonna nel quindicesimo secolo, fa distinta mostra di sé all'ingresso del paese ed è un buon esemplare di residenza baronale". In questa città (anzi, paese) non si trova neppure una locanda, e il povero visitatore deve accontentarsi della modesta e fastidiosa ospitalità concessagli in "casa Corradini", con "due letti assai malfatti [...], l'aspetto maculato delle pareti [...], il pensieroso pigolío di un afflitto pulcino con una sola ala [...], lo sgradito e orribile vino cotto". II curioso e insolito spettacolo dei maiali che, la sera, rientrano di corsa in dittá, rende più movimentato e degno di ricordo questo primo impatto del viaggiatore inglese con la cittadina marsicana.
Il cambiamento radicale di Avezzano è però imminente, quando nella seconda metà dell'ottocento il principe Torlonia torna a prosciugare il lago Fucino.La difficoltà di questa operazione fu paragonata a quella dell'apertura del canale di Suez e portò grande richezza soprattutto in campo agricolo.La città comunque non fa nemmeno in tempo a sviluppare tutte le sue potenzialità che il terribile terremoto del 1915 la distrugge completamente arrecando danni e facendo più di 9.000 vittime.La ripresa della città è però incredibile.
Oggi Avezzano è infatti il comune più grande della Marsica e sarebbe degno di essere chiamato provincia.
Per quanto riguarda le strutture oggi visitabili vi ricordiamo la villa Torlonia, il castello Orsini, il santuario di Pietraquaria,la Cattedrale e le rovine della chiesa di S. Bartolomeo